mercoledì 31 dicembre 2008

Buon 2009

Sono passati 10 mesi da quando è nato questo sito da un'idea di Tonino de Nardo;in 10 mesi ci abbiamo appeso tanti piccoli quadri; abbiamo affrontato le elezioni politiche con le nostre forze, perché eravamo degli appestati; alcuni sono andati via perché non hanno creduto in quello che facevamo un pò per gioco ed un pò per quella pazzia che ci contraddistingue; ma siamo rimasti puliti...
stanotte, l'ultima del 2008, sento il bisogno di ringraziare tutti quelli che ci hanno creduto, tutti quelli che ci hanno votato, quelli che hanno avuto paura di farlo, tutti quelli che aspettano...
noi non abbiamo aspettato e non aspetteremo mai e vivremo sempre spericolatamente nel rispetto di chi ci vuole bene e del nostro paese....
che sia l'anno del cambiamento della nostra provincia con l'aiuto degli amici di sempre, di tutti quelli che fanno parte di un improbabile esecutivo e che voglio ringraziare ad uno ad uno a partire dal più giovane di tutti... grazie Gegè, grazie Tonino, grazie Franco, grazie Abele, grazie Paolo, grazie Rosario, grazie Genny, grazie Antonio, grazie Salvatore, grazie Peppino, grazie Vito, grazie Gennaro, grazie Giuseppe. E grazie agli amici della provincia tra cui permettemi di salutare Gerardo, Giuseppe, Emiliano, Gerardo ed Angelo...e grazie a quelli che sono andati via...
se stasera posso scrivere questo lo devo solo a Voi che indegnamente rappresento e ricordateVi che la federazione provinciale di Avellino non esiste senza di Voi...
Che il 2009 possa essere politicamente l'anno del riscatto dell'Italia e delle nostre idee e ricordiamo sempre che qualcuno ci ha tradito ma che un milione di italiani non ci hanno creduto...lavoriamo fortemente affinché si riesca a far capire che il potere passa ma le idee non muoiono mai...e mai nessuno ci piegherà per una squallida poltrona...
Che il 2009 possa regalare a tutti Voi quello che il vostro cuore desidera...
siamo fiaccole di vita, siamo l'eterna gioventù, che conquista l'avvenir...
L'ultimo pensiero, come sempre, a chi abbiamo voluto bene e non c'è più, a chi soffre, a chi non ha più nulla in cui credere, a tutti gli animali abbandonati e maltrattati, alla nostra povera patria afflitta negli abusi del potere di gente infame che non sa cos'è il pudore...
Di cuore BUON 2009
Arturo Meo, uno dei 14 segretari provinciali de "la destra di Avellino"

venerdì 26 dicembre 2008

24 GENNAIO A NAPOLI

di Francesco Storace
Ed ora cominciamo a pensare alla manifestazione di Napoli.Sabato 24 gennaio La Destra, l’unica vera destra italiana, scenderà in piazza per manifestare contro la Casta e per rivendicare il diritto a politiche sociali che non lascino più allo sbando un popolo intero.A novembre celebrammo il nostro primo Congresso nazionale contro il declino della Nazione. Da allora la situazione va progressivamente deteriorandosi, la gente sembra rassegnarsi ai giochi di palazzo, c’è bisogno di una forza politica che riaffermi il primato dell’etica della fede contro l’estetica del risultato.
Per noi lottare ha ancora un senso. Per altri conta solo il potere, a qualunque costo. Ecco, noi invece a qualunque costo saremo a Napoli, proprio per resituire una speranza nel futuro a milioni di italiani e di italiane.Chi vuole darci una mano nell’organizzazione dell’evento – a partire dai pullman – contatti i nostri dirigenti locali e i responsabili dei settori Organizzazione, Aldo Tracchegiani -
aldotrac@tiscali.it – e Amministrazione, Livio Proietti - prolivio@vodafone.it – che con il responsabile de La Destra per la Campania, Bruno Esposito - inimer@email.it – cureranno i dettagli della manifestazione, che comincerà con il concentramento in piazza Mancini, alle ore 15,00.Diamoci da fare, e subito dopo Capodanno si parte!

martedì 23 dicembre 2008

AUGURI E BUON 2009

A
chi
ama
dormire
ma si sveglia
sempre di buon
umore, a chi saluta
ancora con un bacio, a
chi lavora molto e si diverte di
più, a chi va in freta in auto ma
non suona ai semafori, a chi arriva
in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne
la televisione per fare due chiacchiere, a chi è
felice il doppio quando fa a metà, a chi si alza presto
per aiutare un amico, a chi ha l'entusiasmo di un bambino
e pensieri da uomo, a chi vede nero solo quando è buio
a chi crede nei veri valori della destra italiana
A chi non aspeta Natale
per essere
Migliore
**
**
**
FEDERAZIONE PROVINCIALE AVELLINO
AUGURA A TUTTI
"Buon Natale e Felice Anno Nuovo"

166 VOLTE “NON RICORDO”…

di Francesco Storace

Che peccato che non ci fossero le telecamere di “un giorno in Pretura”.
Ieri, in tribunale a Roma, è andata in scena l’ennesima puntata del cosiddetto Laziogate, il processo che mi vede imputato con l’accusa di aver promosso la sostanziale denuncia dell’operazione firme false alle regionali del 2005, per le quali l’unica condanna finora comminata è quella al presentatore della lista “Alternativa sociale” di madame Floriani.

Ne parlo sul blog per raccontare che per la prima volta mi sono trovato di fronte al mio accusatore, Dario Pettinelli, che recita la parte del pentito che deve accusarmi di aver istigato l’incursione anagrafica al Comune di Roma grazie alla quale fu scoperto l’imbroglio della Mussolini.
Nella mia vita, non ricordo un “teste” che abbia mai pronunciato per 166 volte l’espressione “non ricordo” a ogni domanda scomoda.
Non ricordava nemmeno perché il mio nome lo tirò fuori solo al quarto interrogatorio per raccontare della mia presenza a una riunione in cui non potevo essere presente, semplicemente perché è documentato dai rapporti di Polizia che ero a Latina – tutta la giornata – a fare campagna elettorale per le regionali.
Ma questo lo diranno con chiarezza i miei avvocati, Bruno Giosuè Naso e Domenico Marzi (quest’ultimo ex-sindaco Ds di Frosinone…).

Se ne parlo qui è solo perché vorrei che qualcuno, alla fine, pagasse il conto. E’ un processo che finirà inevitabilmente con l’assoluzione degli imputati, a partire da me, ma chissà quando….
Per questa roba mi sono dovuto dimettere da ministro, beccandomi pure l’accusa di spionaggio da cui fui prosciolto in istruttoria sette mesi dopo e senza aver ricevuto un solo avviso di garanzia.

E adesso c’è un tizio che si permette di dire 166 volte che “non ricorda”. Ma che giustizia è quella che si affida a uno smemorato? Ad uno che trovò la memoria solo nel momenti in cui appariva chiaro che non potevo offrirgli un lavoro?
Povera Italia…

giovedì 18 dicembre 2008

TONINO PILATO

di Francesco Storace
Gli
arresti di Napoli tolgono ogni alibi anche a Tonino Di Pietro. Il malaffare riguarda entrambi i poli. Gli arresti di oggi, gli avvisi di garanzia, testimoniano il degrado morale di un’intera classe dirigente.Ma non c’è solo questo.A Palermo due deputati regionali, Aricò (An PdL) e Savona (Udc) al centro di un’inchiesta di mafia per voto di scambio; a Pescara devastato il vertice del Pd; a Potenza rischia le manette un altro parlamentare di Veltroni, Margiotta.
La Destra deve togliere a chi sta nel sistema - e Di Pietro ci sta - l’alibi di rappresentare la moralità. No, finché è alleato con questa gente non può parlare nemmeno lui. E occorre cominciare a dirlo. O
Di Pietro rinuncia a vivere di rendita nel centrosinistra o ne è oggettivamente e moralmente complice. Non si costruisce l’alternativa ai ladri parteggiando per uno dei due. Ponzio Pilato ha già fatto troppi danni.

giovedì 11 dicembre 2008

MORTI BIANCHE: AL VIA CAMPAGNA GIOVANI LA DESTRA


“In Italia diminuisce l’occupazione, mentre aumentano gli incidenti e le morti sul lavoro. Di fronte a questo dato allarmante, la politica ha il dovere di costruire risposte più convincenti”.A ribadirlo, con estrema chiarezza, è il portavoce nazionale dei giovani de La Destra, Ruggero Razza, che a Catania ha tenuto a battesimo la campagna nazionale che il movimento giovanile del partito ha promosso sul tema della morti bianche.
“Abbiamo scelto Catania per il lancio della nostra iniziativa in omaggio alle vittime di Mineo e perché, mentre a Torino si apre il processo per Thyssen Krups, vogliamo emerga con chiarezza che la sicurezza sul lavoro è un dramma irrisolto da Nord a Sud”.
Secondo Razza “occorre costruire una maggiore consapevolezza sociale attorno a questo tema, perciò, nel chiedere il pieno rispetto delle vigenti normative, auspichiamo un nuovo patto sociale tra lavoratori e imprese e l’individuazione di maggiori risorse per gli ispettorati del lavoro, al fine di garantire più controlli e più attenzione”.
Insieme alla campagna nazionale, durante la conferenza stampa è stata presentata anche la proposta di legge, di iniziativa popolare, per l’introduzione della responsabilità per omicidio volontario nel caso di omessa attuazione della disciplina sulla sicurezza sul lavoro.“Al di là dell’impatto provocatorio della iniziativa con cui il procuratore Guarrriniello ha imputato per omicidio volontario i responsabili della Thyssen Krups, finché non sarà introdotta la norma nel nostro codice difficilmente si potrà addivenire a condanne esemplari.A nostro avviso – ha detto Razza – è necessario introdurre un deterrente efficace, perché troppe aziende, ancora oggi, non rispettano i protocolli. Sia chiaro che non vogliamo assolutamente colpevolizzare gli imprenditori, anzi, chiediamo il loro consenso e quello del mondo sindacale per condurre assieme questa battaglia”.
Presente all’iniziativa anche l’ing. Sandro Zaccaria, fratello di una delle vittime di Mineo. “Oggi sono qui perché sono convinto che la gente, troppo spesso, si ricorda del tema della sicurezza solo dopo un grave incidente. La mia presenza vuole essere anche un appello a tutte le forze politiche, di ogni colore, e a tutte le associazioni imprenditoriali e sindacali, affinché questa iniziativa, promossa da una parte, possa coinvolgere tutti”.Zaccaria ha anche ricordato che “in Svezia, ogni anno le morti sul lavoro non superano le settanta unità, mentre in Sicilia siamo già quasi a cento morti nell’anno in corso. È chiaro che da noi manca la consapevolezza e la cultura della sicurezza”.
All’incontro con i giornalisti hanno partecipato il consigliere provinciale Giuseppe Mistretta, già vicesindaco di Mineo, il consigliere comunale e segretario regionale di Gioventù Italiana Manfredi Zammataro, il dirigente nazionale Nino Cammarata e i segretari provinciali di Catania e Ragusa, Ignazio Lo Monaco e Andrea Nicosia.

lunedì 8 dicembre 2008

IL SENSO DELLO STATO SOTTO I TACCHI ALTI

di Francesco Storace
Da ieri, per una settimana, in Abruzzo a sostegno di Teodoro Buontempo. E si respira un clima politico assolutamente favorevole a La Destra.Girando in lungo e largo per la provincia di Teramo, ho notato un cambiamento esponenziale rispetto a qualche settimana fa. I nostri gazebo affollati, gli incontri popolari sempre più caratterizzati da una vasta partecipazione popolare.Si è davvero entrati negli ultimi giorni di campagna elettorale e la giornata di oggi, a L’Aquila. ne rappresenterà l’ulteriore conferma.Poi, ancora domani nel teramano – la terra del votoscambista Chiodi – e quindi via via fino a venerdi notte, in tutta la regione.
Vedo una bella mobilitazione, i nostri candidati impegnati a mille, credo che avremo davvero una bella sorpresa domenica e lunedì prossimi, quando i risultati delle urne consacreranno il consenso di una Destra che si sta facendo apprezzare dai cittadini.Non abbiamo bisogno delle
corsette del presidente del Consiglio, che fa strage di sobrietà immergendosi nel conflitto elettorale in maniera assolutamente spropositata e non consona al suo ruolo.Berlusconi ha il senso dello Stato sotto i tacchi alti, viene da dire a guardare certe esibizioni immortalate dai telegiornali.
Lunedi si accorgerà anche lui che vuol dire avere a che fare con noi, persone normali animate solo dalla Fede e senza bisogno di collane da regalare in dono a qualche parlamentare. Con noi ci sono lavoratori, disocuppati, gli esclusi dai salotti buoni, quelli che credono che la politica debba pensare più al sociale che ai poteri finanziari.
Sta a noi, nel rush finale, raggiungere più abruzzesi possibile.Lo merita soprattutto Teodoro Buontempo, al quale dobbiamo essere grati per lo straordinario sforzo. E’ un piccolo grande uomo, Teodoro, come recitava uno dei più fortunati slogan della sua carriera politica.Contro di lui solo uomini piccoli per davvero. E questo ormai lo stanno capendo tutti…

domenica 7 dicembre 2008

10000

diecimila contatti in un anno circa di vita del sito ..... per essere una realtà provinciali ... ci facciamo notare abbastanza nella rete ... ringrazio tutti che con le loro visite hanno permesso tutto ciò ........ GRAZIE POPOLO DI DESTRA .... anzi DE LA DESTRA.-

G R A Z I E

sabato 6 dicembre 2008

LA DESTRA: STORACE,ORGANI INFORMAZIONE DA SCHIFO. SILENZIO INTORNO A NOI

6 dic - 'Rai, Mediaset, gli organi di informazione di questo Paese fanno davvero schifo. Il silenzio attorno alla nostra riunione di Comitato centrale e' scandaloso. Non si lamentino delle conseguenze. Se non ci si rispetta non si protesti a vuoto quando e come protesteremo noi senza alcun rispetto'. E' quanto dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra
STORACE, IL 24 GENNAIO IN PIAZZA A ROMA - "E' di queste ore lo scontro tribale fra Procure della Repubblica sul caso De Magistris e quando i magistrati arrivano a un passo dall'arrestarsi fra loro, il cittadino avverte insicurezza, smarrimento".
Sul piano sociale, Storace ha sottolineato: "Un'elemosina di 40 euro mensili e' stata rifilata dal Governo ai piu' poveri, mentre le politiche sociali restano le grandi assenti nell'azione di governo", anche per questo il 24 gennaio prossimo a Roma si terra' "la prima grande manifestazione popolare della nuova destra italiana, con un corteo che partira' da piazza Esedra per testimoniare la nostra vitalita'". Alle europee la Destra, ha rilevato Storace, ci sara': "Non e' un problema di seggi: ce ne saranno da due a quattro, dipendera' dalla nostra capacita' di macinare consensi. Ma non e' obbligatorio che a Strasburgo ci sia io. Ci saro' solo se ne varra' la pena. Si puo' fare campagna elettorale anche senza candidarsi".

Il Comitato centrale ha eletto eletto Nello Musumeci vicesegretario del partito

IL FEDERALISMO FISCALE TRE DUBBI E PAURE

NOTA DELL'ON. NELLO MUSUMECI

Sono più i dubbi che le certezze, più i timori che le speranze. Ma prima o poi, in Sicilia dovremo attrezzarci ad affrontare il “federalismo fiscale”, piuttosto che essere costretti a doverlo subire.Diciamo intanto che si scrive federalismo ma si legge decentramento. È stata solo una graziosa concessione alla Lega, ma è risaputo come nella Costituzione italiana il termine “federalismo” non sia mai citato. Né può esserci un “federalismo fiscale” se non c’è quello istituzionale che, a sua volta, sarebbe inconciliabile con il nostro modello di Stato sovrano e indivisibile. In un sistema federale, infatti, non c’è rapporto tra centro e periferia; non c’è una struttura verticale. Ecco perché non ha senso oggi parlare di federalismo fiscale senza un assetto istituzionale federato.Ma veniamo al dunque. Il principio ispiratore della proposta di “federalismo fiscale”, come si sa, è quello di legare le risorse pubbliche locali alle funzioni da svolgere, entro un sistema politico di responsabilità. Già questa, da sola, sarebbe una rivoluzione, soprattutto dalle nostre parti, dove finora il sistema di finanza derivata ha prodotto negli Enti locali quasi sempre disimpegno e posizioni di rendita. C’è stata, insomma, una sorta di divorzio tra la responsabilità fiscale e la responsabilità della spesa.I promotori sostengono che la riforma punti a stimolare la sana competizione tra le Regioni italiane. Ed è questo uno degli obiettivi più interessanti e stimolanti.Ma stiamo attenti: la competizione è sana e benefica solo se alle diverse Regioni viene garantita la stessa linea di partenza, la stessa opportunità iniziale. In caso contrario, non si ottiene competizione tra le diversità, ma si favorisce lo sviluppo della disparità. In un’Italia divisa in due (sul piano socio-economico), con un Meridione che produce un Pil di 16mila euro l’anno a persona, contro le 33mila euro della Lombardia – per capirci – diventa utopia parlare di competizione tra territori. E allora?Vero è che la riforma prevede il “Fondo perequativo” da cui attingere per le Regioni a bassa capacità fiscale. Ed è anche vero che è prevista la giusta solidarietà dei territori forti per aiutare i territori deboli. Ma fino a quando si protrarrà questa difficile fase di transizione dalla spesa storica a quella standard, razionale? Che tempo avranno le Regioni deboli per dimostrare di avere raggiunto apprezzabili e documentati aumenti di efficienza? Va bene la doverosa solidarietà, ma questa dev’essere coniugata a dei meccanismi sanzionatori per evitare che, alla fine, a pagare debbano essere i territori più virtuosi a favore di quelli spreconi e parassitari.Lo dico a beneficio della classe dirigente del Settentrione, ben consapevole del fatto che da quando sono state istituite le Regioni, le classi dirigenti del Sud hanno mostrato di avere minor senso delle istituzioni e di responsabilità rispetto a quelle del Nord. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.Ma proprio perché non appartengo al meridionalismo piagnone e rivendicazionista, non ho difficoltà a dire, con la stessa chiarezza, che da sole le Regioni del Sud non ce la farebbero a colmare il divario con quelle del Nord, pur in presenza della riforma fiscale. Serve perciò, da parte dello Stato, una radicale inversione di tendenza nel modello di sviluppo che ha finora portato avanti per il Mezzogiorno d’Italia.Nessuno vuole assolvere le classi dirigenti meridionali dalle proprie responsabilità, ma è innegabile che dal ’92 ad oggi le risorse statali (comprese le uniche aggiuntive dei fondi strutturali) sono state sensibilmente tagliate proprio ai territori del Sud. Né si può negare che molte risorse nazionali destinate al Mezzogiorno, invece di essere aggiuntive e straordinarie sono state utilizzate per sostituire spese ordinarie mai finalizzate.Ecco perché temo che da solo il “federalismo fiscale” non possa bastare a superare il dualismo del Paese. Lo Stato deve recuperare il tempo perduto, eliminando le tante diseconomie che frenano il decollo socio-economico del Meridione, dalle infrastrutture alla sicurezza, dalla politica del credito alla formazione, alla ricerca.Se c’è un aspetto della riforma che più mi convince è che il federalismo fiscale costringerà gli amministratori locali alla responsabilizzazione. Tenderà a migliorare la qualità della spesa pubblica e a stimolare il controllo dei cittadini.Debbo riconoscere l’elemento di novità che introduce il principio ispiratore della riforma, che impone una modifica radicale nelle strutture pubbliche, nei metodi gestionali, nella distribuzione dei servizi, nel superamento della spesa storica. E nel potere di controllo dei cittadini di un determinato territorio, che potranno finalmente sapere quanto hanno dato al fisco e come è stata spesa quella loro somma di denaro.L’unica certezza che oggi emerge è l’assenza di un orizzonte costituzionale alla riforma del federalismo fiscale. Voglio dire che sarebbe stato necessario procedere prima al completamento della riforma costituzionale e poi mettere mano al “federalismo fiscale”.La riforma del titolo V della Costituzione pone sullo stesso piano Comuni, Province e Regioni. Ma al vertice di queste articolazioni dello Stato - ora con pari dignità - non c’è un soggetto di responsabilità e di sintesi politica nazionale.Ecco: questo ruolo non può svolgerlo nè la “Commissione paritetica” indicata nel progetto di legge approvato dal governo, nè la “Commissione unitaria” della spesa pubblica.Servirebbe una seconda “Camera delle Regioni”, che supererebbe l’annoso e insoluto “nodo”, tutto italiano, del bicameralismo perfetto. Un’assemblea legislativa, cioè, promotrice degli interessi locali, in un contesto – ovviamente – tracciato in armonia con gli interessi generali del Paese.Ma assieme alla diversificazione delle funzioni delle Camere, occorre procedere alla riforma che completi l’impianto istituzionale e lo renda coerente col percorso tracciato già negli anni Novanta. Penso alla elezione diretta del capo dello Stato o, comunque, all’attribuzione di maggiori poteri al premier. Penso alla necessità di ricondurre allo Stato la competenza su alcune materie, come le infrastrutture di rilevanza e l’energia. E, infine, penso alla liberalizzazione dei servizi locali, che favorirebbe la concorrenza e ridurrebbe l’invadente e - spesso - inefficiente mano pubblica con le centinaia di aziende partecipate e municipalizzate.Del resto, le esperienze federalistiche o quelle di accentuato decentramento vigenti in Europa (tedesco, spagnolo, francese) hanno dimostrato quanto prioritaria si riveli l’esigenza di rafforzare i poteri di indirizzo, coordinamento, controllo e garanzia di tutela propri del potere statale, anche nell’ottica di difesa dell’ordinamento unitario e dell’interesse nazionale.E, intanto mentre si attende di conoscere quali obiettivi il governo nazionale riterrà prioritari (riforma fiscale o riforma costituzionale), in Sicilia e nel Mezzogiorno d’Italia il “federalismo” voluto dalla Lega continua ad alimentare perplessità tra gli amministratori pubblici. E, tuttavia, bisogna prendere atto che non esistono alternative. Dopo le allegre, lunghe stagioni delle “vacche grasse”, gli Enti locali si ritrovano oggi sull’orlo del collasso. Ricorrere all’etica della responsabilità, più che una tardiva e doverosa scelta, diventa ormai ineludibile necessità

ITALIA, PROVINCIA DI BOSSI


Abolirle o no? La verità, sul futuro delle Province, forse la dice il ministro Renato Brunetta, quando afferma: “Le Province sono enti inutili, che non servono, ma che non riusciremo a cancellare in questa legislatura”. Tutto il resto è noia.Gian Antonio Stella, nell’articolo - che vi proponiamo - pubblicato oggi sul Corriere della Sera, affronta l’argomento mettendo a nudo le chiacchiere dell’attuale Governo che, in campagna elettorale, Berlusconi su tutti, disse: “aboliremo le Province”, anche perché in otto anni le spese di gestione sono cresciute del 65 per cento. Solo promesse, fatti zero.Storace: “Bravi! Ci avevano promesso di abolire le Province e il bollo auto ed è finita che fanno gestire il bollo auto alle Province”.Così, scrive Stella, mentre “il giornale Libero rilancia in questi giorni la battaglia per sopprimere quegli enti territoriali che il sindaco di Milano, Emilio Caldara, bollava già nel 1920 come buoni solo per i manicomi e per le strade”, sul fronte governativo la Lega frena - insieme al Pd - e rilancia in tre mosse: 1) Manuela del Lago: “Perché, piuttosto, non abolire subito i Prefetti e le prefetture?”; Roberto Castelli: “Le Province sono nella Costituzione!”; 3) Umberto Bossi: “Finché la Lega è al Governo, non si toccano”.Inutile dire che la coerenza, per una certa politica, è un optional.

24-01-09 TG1 - Ore 20 RAI UNO

24-01-09 TG2 Ore 20 30 RAI DUE

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10 NOVEMBRE 2007 - ROMA
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